Hierapolis Castabala. Il sacro dominio di Artemide ‘che venne dal di là’.

L’antica città di Hierapolis Castabala sorse nella provincia romana della Cilicia campestris, altrimenti nota come Cilicia piana, attualmente corrispondente alla parte sud-orientale del territorio nazionale dell’odierna Turchia.

Hierapolis Castabala

Le sue rovine si ergono in una vallata sita a circa 3 km a nord del fiume Pyramus, oggi conosciuto con il nome di Ceyhan. Menzionata per la prima volta nella letteratura antica come oppidum Castabalum (Curzio Rufo, Hist. Alex. Magni, X, III, VII, 5-7), il luogo in cui Alessandro Magno sostò prima della battaglia di Isso (novembre 333 a.C.), fu conosciuta a partire dal regno del diadoco Antioco Epifane (175-164 a.C.) fino al principato dell’imperatore Aureliano (253 – 260 d.C.), o con il nome di Hieropolis sul Pyramos o, diversamente, come Hieropolis Castabala. Nel I sec. a.C. Hierapolis fu la capitale di una dinastia locale che controllava l’entroterra della pianura orientale della Cilicia. Il suo primo sovrano, Tarcondimoto, sopravvisse al bellum civile pur avendo preso posizione a fianco di Pompeo contro Giulio Cesare ma in seguito morì nella battaglia di Azio (31 a.C.) combattendo a fianco di Marco Antonio contro Ottaviano. Nonostante questo secondo errore di calcolo politico la dinastia fu provvisoriamente restaurata sebbene la città ed i territori dipendenti da essa sembrino esser stati incorporati nell’impero prima della morte di Augusto (14 d.C.) La città fu celebre nell’antichità come sede del santuario della dea Artemide Perasia. L’epiteto divino di Perasia ci è tramandato dal geografo Strabone il quale nel I sec. a.C. addusse come ètimo l’avverbio della lingua greca πέραθεν, “dalla parte al di là”, ossia “dalla parte opposta” e lo relazionò ad un’introduzione del culto dall’esterno. Lo storico ed epigrafista francese Louis Robert (A. Dupont Sommer – L. Robert, La déesse de Hiérapolis Castabala, Paris, Librairie Adrien Maisonneuve, 1964, p.14) nella prima metà degli anni ’60 del secolo scorso ha proposto con maggiore verosimiglianza un’origine etimologica dal toponimo Pirwaššura non ancora identificato geograficamente, a sua volta formato dal teonimo ittita o, probabilmente, urrita, Pirwa, entrambi noti da documenti assiri, di cui al tempo di Strabone si era ormai persa memoria. Un numero rilevante di iscrizioni incise in onore della dea sono state rinvenute sul posto e nei pressi di esso. Le testimonianze epigrafiche della Hierapolis Cilicia furono studiate sul finire del XIX sec. dal reverendo britannico Hicks (E. L. Hicks, Inscriptions from Eastern Cilicia. Inscriptions from Boudroum Hieropolis Castabala, in JHS, 11, 1890, pp.236-256, nn.14-28) e dagli antichisti austriaci Adolf Wilhelm e Rudolf Heberdey (H. Heberdey – A. Wilhelm, Reisen in Kilikien, in DenkschriftenWien, 44, 1896, p.1 e pp.25-31, nn.58-73) ed in tempi più recenti da un’équipe turco-austriaca di epigrafisti (M. Sayar – P. Siewert – H. Taeubner – J. Russel, Inschriften aus Hierapolis-Kastabala. Bericht über eine Reise nach Ost-Kilikien, in SBWien, 547, 1989, pp.1-40, nn.1-31 e Figg.1-39). Nel tardo impero Hierapolis fu una diocesi cristiana ma venne conquistata dagli Arabi nel VII sec. d.C. e successivamente non venne più riabitata. L’acropoli, tuttavia, potrebbe essere sopravvissuta come avamposto fortificato fino alla distruzione del Regno della Piccola Armenia (1080 – 1375) ad opera dei mamelucchi siro-egiziani verso la fine del XIV sec.

Il sito archeologico di Hierapolis Castabala, oggi totalmente disabitato e circondato da terreni coltivati, è conosciuto con il toponimo di Budrum Kale e trae la propria denominazione moderna dai resti della fortezza armeno-cilicia costruita sull’altura maggiore. Le vestigia vennero identificate fin dal 1890 da James Theodore Bent, un viaggiatore ed un geografo inglese, il quale redasse una prima approssimativa mappa del campo delle rovine (J. T. Bent, Kilikia. – Researches of J. T. Bent, in AJA, 6, 1890, pp.548-549; J. T. Bent, Recent discoveries in Eastern Cilicia. Bodroum, in JHS, 11, 1890, pp.234-235), ma soltanto nell’estate del 1990 è stata eseguita una prima parziale rilevazione topografica dell’area archeologica ad opera degli archeologi austriaci dell’Istituto di Archeologia Classica dell’Università di Vienna (F. Krinzinger – W. Reiter, Archäologische Forschungen in Hierapolis-Kastabala, in DenkschriftenWien, 236, 1993, pp.269-281. Tavv.XXIII-XXV). Manca ancora una levàta topografica dell’intera estensione delle rovine ed il suolo di Budrum attende ancora di essere scavato in maniera sistematica per la prima volta.

Nonostante la lacunosità delle indagini sino ad ora condotte è possibile fornire una descrizione generale dell’ambito areale urbano. Il tessuto stradale della città appare caratterizzato da un viale fiancheggiato da colonne, identificabile con certezza come una via colonnata verosimilmente risalente al periodo a cavallo tra il II ed il III sec d.C. e corrispondente, dunque, al principato di Settimio Severo (192-211 d.C.), il quale si sviluppa da sud a nord in lieve salita per una lunghezza di circa 200m. La via monumentale risulta esser stata fiancheggiata da portici di ordine corinzio e doveva costituire al contempo un percorso di ascesa ed ascesi al santuario della dea poliade, l’Artemide Perasia menzionata da Strabone, non ancora localizzato sul terreno. Sul lato meridionale del viale colonnato sono visibili le prove archeologiche dell’esistenza di grandi edifici pubblici la cui funzione appare tutt’ora incerta (v. Tav.I). Ad est di questi affiorano le rovine di un teatro orientativamente databile nell’arco del I sec. d.C. A circa 70m. a sud/sud-ovest del teatro si trovano resti di un vasto ambiente attribuibile ad un impianto termale, mentre a poco più di 80m. a nord-est di quest’ultimo sono visibili i resti di uno stadio che doveva dispiegarsi secondo un asse longitudinale obliquo sud-ovest/nord-est, su una lunghezza di circa 155m. ed una larghezza di circa 50m. (v. Tav.I). Nel settore sud-occidentale della città è ben evidente il tracciato di una seconda via colonnata, più breve e di minore importanza, avente un orientamento sud-ovest/nord-est, plausibilmente coeva alla maggiore o di poco posteriore ad essa e pertanto ascrivibile ai principati di Caracalla (211-217 d.C.) o di Opellio Macrino (217 – 218 d.C.) (v. Tav.I). La scarsezza del materiale superstite non consente di ricostruire l’aspetto generale di questo viale ma permette di ipotizzare l’adozione di uno stile architettonico simile. Al periodo della prima diocesi cristiana appartengono due chiese, ambedue a tre navate, risalenti al V sec. d.C. ed ubicate a lato dei viali colonnati (v. Tav.I). Delle due quella meridionale, in miglior stato di conservazione, mostra il riutilizzo di materiale di spoglio antico ed in particolare il reimpiego dei blocchi di un fregio con decorazioni a volute databile al III sec. d.C. Al di fuori delle mura della città si estende un’ampia necropoli con heroa in rovina e tombe scavate nella roccia (v. Tav.I).

Stefano Pascucci

Annunci

Informazioni su Stefano Pascucci, curatore e redattore di "EphaiStion".

Archeologo libero professionista e divulgatore scientifico nei campi dell'Archeologia, della Storia e della Storia dell'Arte.
Questa voce è stata pubblicata in Archeologia, Arte e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Hierapolis Castabala. Il sacro dominio di Artemide ‘che venne dal di là’.

  1. boni roberto ha detto:

    I visited the town 25 years ago and it was impressing

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...