“La Britannia prima delle aquile romane”

Verso la metà del I sec. a.C. la grande isola britannica entrò nella sfera di influenza e di espansione dell’impero romano come depositaria di un processo di civilizzazione già antico di millenni.

Britannia

I giacimenti archeologici preistorici di Clacton-on-Sea nella contea dell’Essex, di Barnhan, nella contea del West Sussex, di Hoxne, nella Contea di Suffolk e di Swanscombe, nella contea del Kent, testimoniano la comparsa dell’uomo fin dal Paleolitico Inferiore Antico. A Clacton-on-Sea ed a Barnhan fu attiva un’industria litica connotata da manufatti litici derivati dall’uso di strumenti su ciottoli e su grandi schegge dal piano di percussione obliquo. A Hoxne ed a Swanscombe, invece, operò un’industria litica composta da strumenti su scheggia e da numerosi bifacciali, ovvero da una cospicua quantità di utensili litici, solitamente di forma ovale, lavorati su due facce e scheggiati ad arte in modo da ottenere margini a spigolo vivo. I giacimenti di Clacton-on-Sea e di Barnhan sono attribuiti ad una facies culturale del Paleolitico Inferiore Antico, che dal primo toponimo trae il nome di Clactoniano, mentre i siti di Hoxne e di Swanscombe sono ascritti ad un’ulteriore facies, l’Acheuleano classico antico, generalmente considerata coeva ma per lo più distinta dall’altra.1 Due frammenti di ossa craniche rinvenute nel sito di Swanscombe attestano inoltre che qui visse un esemplare della specie Homo pre-sapiens.

La Gran Bretagna assunse il suo odierno aspetto insulare nell’ambito dei mutamenti paleoclimatologici dell’Olocene quando, con il passaggio dal periodo Boreale (9000-7500 a.C.) al periodo Atlantico (7500-5000 a.C.), in un periodo compreso fra il 6500 ed il 5500 a.C., si distaccò dal continente europeo. La transizione dalla cultura mesolitica dei cacciatori-raccoglitori alla cultura neolitica, compiutasi nell’arco del IV° millennio a.C. ad opera di genti immigrate dall’Europa, determinò la nascita dei primi insediamenti agricoli. Fu in questa nuova temperie culturale che i primi agricoltori ed allevatori britannici elaborarono la cultura di Windmill Hill, nella contea del Wiltshire e si aprì la lunga e fortunata stagione dei monumenti megalitici. In un ingente intervallo temporale che abbraccia i secoli che vanno all’incirca dal 3400 al 2600 a.C., l’affermazione di una stabile economia agraria favorì la costruzione di una vasta recinzione e di cerchi di pietre – henge – ad Avebury, nella contea di Wiltshire, e l’allestimento del recinto circolare circondato da una strada rialzata – causewayed enclosure – a Flagstones, nella contea del Dorset.2 Più o meno simultaneamente a queste iniziali evidenze archeologiche del Neolitico vennero approntate una serie di aree recintate su alcune alture rocciose della parte sud-occidentale della Britannia. Esempi di questa differente tipologia di spazi cintati che prende il nome di tor eclosure si trovano a Carn Brea ed a Bodmin Moor, nella contea della Cornovaglia e nelle località di Stowes Hill e di Whittor, nella contea di Devon.3 La successiva introduzione della metallurgia consentì nel corso della seconda metà del III° millennio a.C. la fioritura della “cultura del vaso campaniforme” o “Beaker culture” (2400-1800 a.C. circa), che connotò l’Età del Rame e l’antica Età del Bronzo, così denominata per la caratteristica tipologia di oggetti aventi la forma di una campana rovesciata. Nel millennio seguente, si sviluppò la “cultura dell’Essex” (1800-1400 a.C.) le cui maggiori manifestazioni monumentali furono rappresentate dalle sontuose tombe a tumulo in cui vennero deposti i capi dell’aristocrazia guerriera. Pressoché contemporanemente alla diffusione di queste culture fu portata a compimento l’opera più celebre e suggestiva della preistoria britannica: il circolo megalitico di Stonehenge. Il principale monumento del Neolitico britannico sorse nella contea del Wiltshire, 13 chilometri a nord-ovest di Salisbury, sulla piana omonima. Esso risulta costituito da un’area circolare delimitata da un fossato dotato di una sponda interna ed una esterna. All’interno di questo spazio, dalla zona più marginale a quella più interna, tre anelli di fosse, due cerchi di pietre e due ulteriori ordini di elementi litici si avvicendano con una disposizione concentrica verso un centro occupato da un blocco di arenaria verde denominato ‘pietra dell’altare’. L’anello esterno è formato da 56 fosse ed è conosciuto con il nome di ‘buchi di Aubrey’, i rimanenti due contano ciascuno 30 fosse e vengono chiamati rispettivamente ‘buchi Y’ e ‘buchi Z’. I megaliti del Cromlech centrale si articolano in un primo cerchio esterno composto di 30 blocchi verticali di pietra sarsen grigia, collegati da una serie di architravi orizzontali, anch’essi in sarsen ed in un secondo circolo esterno di pietre blu verticali, i quali, a loro volta, circondano cinque triliti di Sarsen ed altri monoliti di pietra blu, entrambi collocati in forma di ferro di cavallo aperto in direzione nord-est. Il fossato perimetrale è aperto nel quadrante nord/nord-est in corrispondenza di un viale fiancheggiato da una coppia di fossati e di sponde paralleli e diretto al vicino fiume Avon ed è nuovamente interrotto nel quadrante sud/sud-est da un entrata più piccola di minore importanza. Alcuni elementi litici di differenti dimensioni sono situati anche in settori più periferici del monumento. Quattro pietre di arenaria grigia, chiamate ‘pietre della stazione’, erano site in prossimità dei ‘buchi di Aubrey’ ed erano collocate a coppie in posizioni diametralmente opposte a formare un lungo rettangolo avente un orientamento nord-ovest/sud-est il quale risulta perpendicolare all’asse generale del monumento stesso. Di queste pietre è attualmente superstite soltanto una coppia, sono invece andate perdute le rimanenti due che erano poste sulla sommità di tumuli privi di sepoltura e circondati da fossati. Un’imponente pietra grigia del Terziario interamente grezza, la cosiddetta ‘pietra del tallone’, si erge all’esterno del viale d’ingresso nord-orientale ed è attorniata da fossati; un’ennesima pietra in Sarsen a cui è stato fantasiosamente attribuito il nome di ‘pietra del sacrificio’, anch’essa di misure considerevoli ma accuratamente lavorata, è ubicata presso la controscarpa del fossato perimetrale in corrispondenza del viale e, presumibilmente, faceva parte di due o, forse, di tre maestosi portali che marcavano su questo versante l’ingresso nord-est. L’attuale conformazione del complesso circolare di Stonehange, sin qui sommariamente descritta, è stata determinata da numerose modificazioni susseguitesi in un esteso lasso di tempo che si apre all’incirca nel 2800 a.C. e si avvia al suo termine nel primo quarto dell’XI sec. a.C.1 L’identificazione funzionale delle vestigia di Stonehenge rimane ancor oggi un affascinante mistero. Il sito è stato ipoteticamente interpretato in vari modi come un osservatorio per prevedere le eclissi, un luogo di culto solare ed un tempio per venerare i morti e gli antenati.2 Diversamente dalle teorie esposte in passato, di recente vi si è voluto ravvisare un centro di cura o un santuario che attraeva pellegrini in virtù dei poteri taumaturgici posseduti dalle pietre di cui era

1 Sebbene l’analisi al C14 abbia collocato l’ultima fase costruttiva in una forchetta cronologica avente come estremi il 1175 ed il 975 a.C. ed abbia fissato come data statisticamente più probabile il 1075 a.C., una sepoltura risalente al periodo 780-410 a.C. ed un ampio fossato realizzato tra la fine del VII e l’inizio del VI sec. a.C. evidenziano un ultimo utilizzo del monumento durante l’Età del Ferro. I rinvenimenti di monete romane e di manufatti medievali lasciano supporre una frequentazione del sito protratta e piuttosto continuata nel tempo mentre la presenza di una tomba sassone databile al VII sec. d.C. denota un riuso temporaneo a scopo funerario in età altomedievale.

2 Tra le molteplici proposte interpretative l’idea dell’osservatorio astronomico ha riscosso un notevole successo nell’ambiente scientifico ed annovera tuttora dei fautori. Tale ipotesi è stata formulata per la prima volta nel 1740 dall’antiquario inglese William Stukeley (1687-1765) e si basa essenzialmente sulla constatazione che l’asse portante di Stonehenge, tracciato dalla linea unente la ‘pietra dell’altare’, il viale e la ‘pietra del tallone’, direziona l’intero monumento a nord-est, e corrisponde con una lieve imprecisione alla posizione del sole nel solstizio d’estate. La correlazione tra l’orientazione del complesso e l’allineamento solare è accolta dalle teorie più recenti, gli archeologi moderni ritengono però che il circolo sia stato informato da un asse principale che origina parimenti dalla ‘pietra dell’altare’ ma dal versante chiuso dell’anello a ferro di cavallo dei triliti ed è rivolto pertanto a sud-ovest, alla volta della posizione del sole nel solstizio d’inverno. Nell’ambito di questa chiave di lettura astronomica del monumento la particolare teoria che vuole ravvisare nel circolo di Stonehenge un “calcolatore dell’età della pietra” finalizzato alla previsione delle eclissi è stata avanzata nel 1963 dall’astronomo inglese Gerald Hawkins e negli ultimi decenni è stata avversata da numerosi studiosi.

composto.1 Con uno sviluppo presumibilmente quasi sincronico, a meno di un chilometro di distanza dal cerchio principale di Stonehenge, sorse un monumento circolare simile, anch’esso di carattere cerimoniale, che sembra presentare una conformazione planimetrica impostata sul medesimo orientamento. Questo secondo henge comprende un fossato suddiviso in due tratti distinti da altrettanti ingressi siti a nord-est ed a sud-ovest, l’uno opposto all’altro, e una serie di 24 fosse interne di circa un metro di diametro che originariamente avrebbero potuto ospitare una struttura in legno priva di supporti che doveva raggiungere un’altezza di tre metri.2 Gli abitatori neolitici della Britannia posero in opera altri cerchi analoghi a quelli di Stonehenge. In Scozia, sulle isole Orcadi, grosso modo dal 2500 al 2000 a.C., si formò il circolo di Brodgar e vennero piantate nel terreno le cosiddette ‘Pietre erette di Stennes’.

I secoli finali del secondo millennio e l’inizio del primo segnarono una netta cesura nella storia dell’antica Britannia ingenerata da una lunga fase di stallo culturale interrotta soltanto nei secoli IX-V a.C. dalle ripetute ondate migratorie delle popolazioni celtiche provenienti dalle coste continentali dell’Europa. I Celti, un popolo indoeuropeo originario dell’area renano-danubiana portatore di una cultura dell’Età del Ferro detta Cultura di La Tène, si espansero rapidamente in tutta la Gran Bretagna ed in Irlanda, sovrapponendosi alle popolazioni indigene. All’invasione dei Celti seguì intorno al 250 a.C. l’arrivo dalla Gallia settentrionale di gruppi di Belgi, un coacervo etnico di popolazioni celto-germaniche, i quali, unitamente alle affini genti celtiche che li avevano preceduti, diedero vita alla cultura di La Tène insulare. La civiltà celtica dei Britanni, sebbene sia rimasta costantemente frazionata in divisioni tribali e non abbia mai raggiunto una forma di civilizzazione di tipo urbano, iniziò a prosperare sostenuta soprattutto da una florida economia basata principalmente sul commercio dello stagno di Cornovaglia. Alcune tribù e popolazioni britanniche, pertanto, acquisirono una notevole potenza ed un considerevole grado di organizzazione. In tale contesto emerse una produzione artistica ed artigianale raffinata ed elegante. I Britanni, in particolare, eccelsero nella lavorazione dei metalli. Una importante testimonianza della maestria dei metallurgi britannici è fornita dallo straordinario scudo bronzeo di Battersea, rinvenuto nel fiume Tamigi a Battersea Bridge nei pressi di Londra, databile tra il 350 ed il 50 a.C., impreziosito da una decorazione curvilinea a sbalzo arricchita da inserzioni di smalto rosso.

Dal quadro omogeneo creatosi a seguito della colonizzazione celtica della Britannia esulò l’area a settentrione dei fiumi Forth e Clyde popolata dai Pitti, una confederazione di tribù pre-indoeuropee che conservò la sua peculiare individualità. Queste compagini tribali rimarranno isolate e si riveleranno tenacemente indomite e culturalmente refrattarie anche in occasione della successiva fase di colonizzazione posta in essere durante il plurisecolare processo di romanizzazione dell’isola.

1 La tesi di un grande santuario religioso e terapeutico connesso con le virtù curative delle pietre blu è stata avanzata nell’autunno del 2008 dagli archeologi inglesi Timothy Darvill e Geoff Wainwright a seguito di una campagna di scavi condotta all’interno del cromlech nella primavera dello stesso anno. Gli scavatori fondano la loro convinzione sulla scoperta di tombe di persone morte a causa di malattie e soprattutto sulla tomba di un individuo sepolto insieme ad alcuni frammenti di pietra blu. I ritrovamenti organici hanno consentito agli studiosi inglesi di datare le sepolture e l’erezione delle pietre blu al 2300 a.C. circa., in un periodo coevo ad un’altra tomba rinvenuta anch’essa all’interno del recinto circolare, quella del cosiddetto ‘arciere di Stonehenge’, un uomo proveniente dalle Alpi e sofferente per una grave patologia dell’apparato dentale. L’utilizzo funerario sistematico della recinzione è testimoniato a partire dai secoli finali del terzo millennio, come attestano le numerose tombe ad incinerazione rilevate nella parte sud-est del complesso monumentale.

2 Le tracce dell’henge ligneo sono state messe a giorno fortuitamente mediante delle techiche di magnetometria all’inizio del mese di luglio del 2010 durante l’attuazione di un progetto di cartografia lanciato da un’équipe europea guidata dal professor Vince Gaffney dell’Università di Birmingham. La realizzazione dell’henge secondario è stata fissata dagli archeologi intorno al 2500 a.C. e dunque in uno spazio temporale che cronologicamente non si discosta di molto dalla prima struttura lignea di Stonehenge la quale venne portata a termine nel quadro dello stadio costruttivo iniziale del monumento (Stonehenge I , 2800-2100 a.C.).

1 Tale denominazione deriva dalla località francese di Saint-Acheul sede di un ricco giacimento da cui provengono molti bifacciali. Alcuni studiosi sostengono che il Clactoniano sia solo parzialmente contemporaneo all’Acheuleano, altri, viceversa, non lo considerano separato da quest’ultimo.

2 Nella terminologia tecnica dell’archeologia preistorica britannica il termine henge sta ad indicare un recinto circolare racchiuso tra argini con fossato interno o esterno e frequentemente uno o più anelli interni di pali in legno o di pietre. Con il termine causewayed enclosure, viceversa, si definisce una qualsiasi area circondata da un sistema di anelli di argini e fossati attraverso i quali è stato lasciato un passaggio di accesso.

3 Gli studiosi inglesi appellano tor enclosure un ampio spazio, anch’esso di forma circolare, collocato sulla cima o sulle pendici di una collina vicino ad affioramenti di roccia naturale e ben delineato mediante uno o più circuiti murari in pietra. La formazione delle tor enclosures della Cornovaglia e dell’area protetta di Dartmoor nella contea di Devon è collocabile in età neolitica (4500-2300 a.C.) anche se non mancano casi di tor enclosures più tarde.

4 Sebbene l’analisi al C14 abbia collocato l’ultima fase costruttiva in una forchetta cronologica avente come estremi il 1175 ed il 975 a.C. ed abbia fissato come data statisticamente più probabile il 1075 a.C., una sepoltura risalente al periodo 780-410 a.C. ed un ampio fossato realizzato tra la fine del VII e l’inizio del VI sec. a.C. evidenziano un ultimo utilizzo del monumento durante l’Età del Ferro. I rinvenimenti di monete romane e di manufatti medievali lasciano supporre una frequentazione del sito protratta e piuttosto continuata nel tempo mentre la presenza di una tomba sassone databile al VII sec. d.C. denota un riuso temporaneo a scopo funerario in età altomedievale.

5 Tra le molteplici proposte interpretative l’idea dell’osservatorio astronomico ha riscosso un notevole successo nell’ambiente scientifico ed annovera tuttora dei fautori. Tale ipotesi è stata formulata per la prima volta nel 1740 dall’antiquario inglese William Stukeley (1687-1765) e si basa essenzialmente sulla constatazione che l’asse portante di Stonehenge, tracciato dalla linea unente la ‘pietra dell’altare’, il viale e la ‘pietra del tallone’, direziona l’intero monumento a nord-est, e corrisponde con una lieve imprecisione alla posizione del sole nel solstizio d’estate. La correlazione tra l’orientazione del complesso e l’allineamento solare è accolta dalle teorie più recenti, gli archeologi moderni ritengono però che il circolo sia stato informato da un asse principale che origina parimenti dalla ‘pietra dell’altare’ ma dal versante chiuso dell’anello a ferro di cavallo dei triliti ed è rivolto pertanto a sud-ovest, alla volta della posizione del sole nel solstizio d’inverno. Nell’ambito di questa chiave di lettura astronomica del monumento la particolare teoria che vuole ravvisare nel circolo di Stonehenge un “calcolatore dell’età della pietra” finalizzato alla previsione delle eclissi è stata avanzata nel 1963 dall’astronomo inglese Gerald Hawkins e negli ultimi decenni è stata avversata da numerosi studiosi.

6 La tesi di un grande santuario religioso e terapeutico connesso con le virtù curative delle pietre blu è stata avanzata nell’autunno del 2008 dagli archeologi inglesi Timothy Darvill e Geoff Wainwright a seguito di una campagna di scavi condotta all’interno del cromlech nella primavera dello stesso anno. Gli scavatori fondano la loro convinzione sulla scoperta di tombe di persone morte a causa di malattie e soprattutto sulla tomba di un individuo sepolto insieme ad alcuni frammenti di pietra blu. I ritrovamenti organici hanno consentito agli studiosi inglesi di datare le sepolture e l’erezione delle pietre blu al 2300 a.C. circa., in un periodo coevo ad un’altra tomba rinvenuta anch’essa all’interno del recinto circolare, quella del cosiddetto ‘arciere di Stonehenge’, un uomo proveniente dalle Alpi e sofferente per una grave patologia dell’apparato dentale. L’utilizzo funerario sistematico della recinzione è testimoniato a partire dai secoli finali del terzo millennio, come attestano le numerose tombe ad incinerazione rilevate nella parte sud-est del complesso monumentale.

7 Le tracce dell’henge ligneo sono state messe a giorno fortuitamente mediante delle techiche di magnetometria all’inizio del mese di luglio del 2010 durante l’attuazione di un progetto di cartografia lanciato da un’équipe europea guidata dal professor Vince Gaffney dell’Università di Birmingham. La realizzazione dell’henge secondario è stata fissata dagli archeologi intorno al 2500 a.C. e dunque in uno spazio temporale che cronologicamente non si discosta di molto dalla prima struttura lignea di Stonehenge la quale venne portata a termine nel quadro dello stadio costruttivo iniziale del monumento (Stonehenge I , 2800-2100 a.C.)

Stefano Pascucci

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Informazioni su Stefano Pascucci, curatore e redattore di "EphaiStion".

Archeologo libero professionista e divulgatore scientifico nei campi dell'Archeologia, della Storia e della Storia dell'Arte.
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